STOP A RICERCHE AD ONNA, BILANCIO E' DI 39 MORTI

di Eleonora Sasso
L'AQUILA - Un contrasto impressionante e' la prima idea che si ha arrivando a Onna. Minuscola frazione dell'Aquila - ci vivevano in meno di 300 - ha acquisito suo malgrado un'improvvisa notorieta' dopo la notte del sisma che ha martoriato il capoluogo. Oggi si sono concluse le ricerche tra le macerie con il bilancio, praticamente definitivo, di 40 morti. E stasera ancora tanta paura, dopo la tremenda scossa, arrivata proprio mentre l'arcivescovo Giuseppe Molinari stava celebrando messa nella tendopoli. Entrando dalla statale, superato il passaggio a livello, si pensa subito a un paese selvaggiamente bombardato, dove e' difficile immaginare superstiti; voltando lo sguardo a destra l'immagine cambia del tutto, un viavai di gente intorno a una tendopoli forse di dimensioni esagerate rispetto alle reali esigenze di questa piccola comunita'. Soprattutto perche' quelli che hanno deciso di rimanere qui, accampati in tenda, sono solo una piccola parte dei sopravvissuti.
Gli altri, come tanti residenti di altre zone, sono andati via, abbandonando un'area ancora considerata a rischio, diretti verso la costa o comunque lontano dall'epicentro del terremoto di ieri notte. Una pellicola in bianco e nero, l'altra a colori: Onna oggi e' cosi', racconti di morte e distruzione, di fughe precipitose nel buio, convivono con le domande sul futuro immediato, sulla soluzione di problemi quotidiani, ''ma i servizi igienici quando arrivano?'' e ''posso andare a prendere vestiti nella mia casa? Almeno qualcosa per il bimbo''. Hanno tutte una loro identita' le frazioni dell'Aquila e i residenti le vivono come paesi a se' stanti.
''Sono di qui, ma vivo a Poggio Picenze da quando mi sono sposata - racconta una giovane -. Vedere il mio paese cosi' ridotto e' terribile. E' stata la Madonna a salvarci. Sono scappata da casa con la mia bambina e mio marito, ci ha aiutati mio suocero. Chiamavo mia madre, che vive qui a Onna, ma non rispondeva al telefono, sono arrivata terrorizzata. Non si vedeva niente. Guardate li', la casa dei miei, e' in piedi per miracolo. Mio fratello viveva in quella casa li', di cemento armato: una parete si e' completamente sgretolata, quella della stanza delle bimbe: le hanno salvate dei ragazzi del posto!''.
L'emozione spezza le parole di altri abitanti di Onna mentre osservano le ruspe e gli escavatori che portano via pezzi interi di edifici, insieme a resti di quelli che una volta erano mobili, brandelli di vita che si allontanano per sempre. Qualche metro piu' in la', ragazzine trasportano zainetti nella tendopoli. E un cagnolino nero, estratto vivo dalle macerie, scodinzola in mezzo ai volontari della Protezione Civile che lo hanno adottato. Le rovine da una parte, la sicurezza dall'altra: il presidio medico avanzato allestito questa mattina puo' affrontare, con i suoi sei volontari, qualsiasi tipo di emergenza sanitaria. La cucina da campo, con i giovani dell'Esercito che girano accanto a quelli della Protezione Civile, da' un senso di casa. E il tendone per la mensa allontana l'idea dell'emergenza, lasciando spazio al momento di socializzazione: un toccasana per affrontare questa seconda notte.
SCAVI E SOCCORSI ALLA RICERCA DEL MIRACOLO
di Giustino Ceccarossi
C'e' una bara ancora vuota sul prato di Onna, poco distante da un recinto in cui pascolano i cavalli, davanti alla montagna innevata, in uno scenario che sarebbe piu' adatto a una scampagnata. L'enorme prato della frazione dell'Aquila, occupato da ruspe, camion, centinaia di auto, mezzi e tende dei soccorritori, oltre ai furgoni con la regia mobile delle tv, e' invece una fabbrica della morte. Tra le case distrutte e' continuata senza sosta la ricerca di dispersi, ma da ieri mattina il numero dei morti estratti dalle macerie si e' fermato a 39. Quella bara, per fortuna, e' rimasta vuota.
In tarda mattinata due cani della Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe di Trento, sul posto insieme ai gruppi cinofili dei Vigili del fuoco, avevano segnalato la possibile presenza di persone in una casa crollata all'ingresso della localita'. Ma tra pietre, travi spezzate, calcinacci, sono spuntati solo brandelli di vestiti e le fotografie, sparse, strappate, di chi in quella casa aveva vissuto. I residenti di Onna che sono usciti indenni dalle case e gli stessi soccorritori continuano a raccontare le loro storie ai giornalisti, quasi sempre brevi, non piu' lunghe dei venti secondi della scossa piu' forte e distruttiva, quella che i giornalisti e cameramen stranieri presenti sul posto ormai chiamano ''The Big One''.
C'e' il racconto del ragazzo travolto e ucciso, in corridoio, mentre tentava di fuggire. La signora anziana morta nel suo letto. Bambini piccoli, adolescenti che nessuno ha potuto salvare, nemmeno i loro amici che subito hanno cominciato a scavare. A Onna sono arrivati in tanti: il vice presidente della Regione Abruzzo, Alfredo Castiglione, che si e' fermato a parlare con la gente del posto; l'ex presidente del Senato, Franco Marini, giunto dall'Aquila di passaggio per San Pio delle Camere, suo paese d'origine dove la casa di famiglia e' rimasta in piedi; l'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari; il rettore della Basilica di San Bernardino all'Aquila, padre Quirino Salomone, sopravvissuto miracolosamente al terremoto. Le ruspe continuano comunque a scavare. Ormai a Onna e' rimasta solo una casa abitata, in cemento armato: fino a domenica aveva un giardino, che ora e' solo un comodo punto di passaggio per arrivare a piedi in quel prato enorme e davvero troppo verde.
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