La fine del «mio» mondo

La lettera di una sopravvissuta ai crolli in via Campo di Fossa
L'appartamento in condominio situato in Piazzale Pasquale Paoli, situato allo sbocco di via Campo di Fossa, dove andai ad abitare con la mia famiglia nel 1952, non esiste più. Nelle immediate vicinanze successivamente furono costruiti parecchi altri condomini, ricordo benissimo quello rosso mattone all'angolo di fronte a casa mia, tutti spariti, ingoiati dalla terra, un nuvolone di polvere grigia, portandosi appresso vite umane giovani e meno giovani. Li conoscevo tutti, i miei vicini di casa di una vita. Non esistono più, semplicemente. Oggi si scopre che via Campo di Fossa era sì la denominazione di una strada, ma ricordava anche la presenza di un fossato, un vuoto. Inoltre oggi si dice che sotto tutta la zona, via Campo di Fossa, via S. Andrea, il piazzale che fu luogo dei giochi dei miei figli piccoli, tutto questo, al di sotto della fragile superficie di cemento e ciottoli, fosse una gigantesca caverna. Oggi quella caverna ha inghiottito tante vite umane. Via Campo di Fossa era una traversa di via XX Settembre, e tutte le mattine percorrevo quelle vie per andare in centro, verso la piazza principale ed il corso. Via XX Settembre l'ho vista crescere negli '60 e '70. In questa via negli anni '80 fu restaurato un palazzetto pubblico che fu adattato a Casa dello Studente. Un gruppo di otto studenti non ce l'ha fatta a salvarsi. La stampa nazionale il giorno dopo la scossa ha riportato la notizia che un sismologo di fama mondiale, straniero e lontano dalla città e dai suoi interessi, ha detto che una scossa come la nostra in Giappone o in California non fa morti, fa solo danni. È falso e fuorviante, dunque, dire che poteva fare più morti e che è andata bene. Non solo la furia della natura, ma l'avidità di danaro facile ha strappato alla vita gli studenti dell'Aquila e tutti gli altri. Non ci sono più. Faciloneria, superficialità , ignoranza, soldi, soldi, soldi... risparmi ingiustificati, materiali scadenti. Un giornale nazionale cita la maledizione abruzzese del padre di uno dei ragazzi morti: "Te faccio versà lo sangue...", rivolta ai responsabili della costruzione del palazzetto. Certamente il o i resposabili non verseranno sangue, ma sarebbe augurabile che tutti i sopravvissuti spingano per ottenere che chi ha sbagliato paghi. Poco più giù, ecco i fabbricati in cemento del tribunale nuovo, migliaia di metri quadri, pieni di faldoni, giudici ed avvocati. Anche quelli a terra! Questi fabbricati di notte erano vuoti, per fortuna. Non ci sono più. Sempre a scendere, l'ospedale regionale, nuovo, inaugurato negli anni '90. Sembrava ben fatto, tanto spazio. Ma soprattutto tante attrezzature e macchine che hanno salvato la vita a tanti. C'era, ora c'è in parte e inagibile. Ancora mi sembra impossibile. Nel centro storico il bel palazzo della prefettura e tanta gente in giro, anche quello lo vedevo tutti i giorni quando andavo alla scuola elementare, anche quello non c'è più. Frequentavo la scuola elementare De Amicis, non c'è più, neppure la scuola. Ho fatto il pranzo del mio matrimonio nel bel salone belvedere dell'hotel Duca degli Abruzzi, un grosso fabbricato recente in cemento, è crollato tutto. Ho perduto le architetture del mio passato. Restano solo i fantasmi delle memorie, è l'apocalisse, la fine del mio mondo personale, piuttosto che la fine del mondo in generale. E la fine di tanti altri vicini a me nel mio panorama mentale e parte integrante del mio tessuto affettivo. Semplicemente quel mondo non c'è più. Ho più passato che futuro, non so se desiderare la rinascita di quel mondo perduto. Come e quando? Chissà se sarò ancora qui per inaugurare palazzi nuovi pubblici e privati, orgogliosi di cemento e vetri luccicanti, restauri, sale da concerto e da cinema, e quant'altro avevamo, e non abbiamo più. Dovremo abituarci a cose nuove. Sullo stemma della città , sull'immagine dell'aquila rapace, c'è una scritta che dice: immota manet. Questa volta l 19 aprile 2009
http://iltempo.ilsole24ore.com/abruzzo/2009/04/22/
1015918-fine_mondo.shtml
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