Non hanno nemmeno lasciato raffreddare i cadaveri, incuranti persino dell'idea che, sepolte vive sotto le macerie, ci fossero persone in attesa di soccorso: la barbarie degli sciacalli non si è fermata di fronte a niente. Nell'immediatezza del disastro, si sono infatti verificati subito i primi furti: «Questa notte - ha denunciato il presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane - pochi minuti dopo la scossa erano già in circolazione, sia nel centro dell'Aquila, che nei paesini della provincia. Abbiamo immediatamente avvertito la polizia - ha aggiunto - e loro sono già a lavoro».
Non sono ancora noti né i particolari degli episodi né le generalità delle persone sorprese a frugare negli appartamenti abbandonati dagli sfollati, tuttavia sono diversi i fermati già condotti in questura e chiamati a rispondere di sciacallaggio. Quindi oltre all'ingente presenza di operatori della Protezione civile e della Croce Rossa, di volontari di diverse associazioni umanitarie, di Vigili del Fuoco e di forze dell'ordine, l'Arma dei Carabinieri ha inviato nelle zone colpite un centinaio di uomini per presidiare i paesini fantasma ormai abbandonati dagli abitanti.
Molti dei quali, nella consapevolezza che perfino nelle tragedie si affacciano insieme solidarietà da un lato e delinquenza dall'altro, hanno preferito passare la notte nelle tende "familiari" o sulle brande da campo nelle tensostrutture allestite dalla Protezione civile piuttosto che alloggiare nei più comodi e caldi alberghi della costa abruzzese. Tutto nell'ansia di non allontanarsi troppo dalle proprie case, ancorché distrutte. Una preoccupazione rivelatasi fondata, nello sgomento generale. «Ho visto arrivare nella tendopoli adibita a questura degli arrestati - ha confermato il capo della Polizia, Antonio Manganelli - sorpresi mentre rubavano nelle case abbandonate. È una triste consuetudine». (Libero News)