IL RACCONTO DI JACOPO:
"PENSAVO PROPRIO DI MORIRE"

(di Giustino Ceccarossi)
MIGLIANICO (CHIETI) - L'urlo del compagno di stanza, la testa infilata sotto le coperte, un gran boato, tutto cade. "In quel momento ho pensato che potevo morire. Ma poi la scossa finisce": è il racconto di Jacopo Volpe, 19 anni, studente al primo anno di ingegneria informatica all'Aquila. Ora è tornato a casa, a Miglianico (Chieti), e racconta la sua storia agli amici di Facebook.
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"Alle 11 meno dieci di domenica sera, passando per Piazza Duomo, sento le vetrine tremare e il boato che rimbomba per tutta la piazza - racconta Jacopo -. Era quasi scontato. Ero abituato alle scosse. Sono tornato a casa insieme al mio amico e coinquilino Nicolas e, fatta la doccia, ci siamo messi a letto". Ci sono altre due scosse, "l'abitudine mi hanno fatto riaddormentare". Poi "all'improvviso, alle 3.32, Nicolas mi urla, io mi metto sotto le coperte sperando - racconta lo studente - che nessun masso o calcinaccio possa cadermi sulla testa. Ciò che ricordo meglio è il gran boato provocato dalla scossa. Tutto trema, tutto si muove, tutto cade. La libreria cade sulle gambe, ma per fortuna la parte superiore, che avevo sulle gambe, non conteneva libri. In quel momento ho pensato che potevo morire. Ma poi la scossa finisce". Nicolas accende la lampada, ma la luce dura mezzo secondo. "Ci alziamo in piedi, andiamo verso la porta, la terra ricomincia a tremare. Cerco un muro portante, ma io non lo so qual' è. La scossa finisce di nuovo. Cerco il cellulare che era sul mio comodino, ma per terra c'erano vetri e macerie e sul mio comodino non c'era più. Vedo la finestra della nostra camera spalancata, penso ingenuamente che Nicolas l'avesse aperta per fare luce. Mi infilo i jeans, metto i piedi nudi sulle scarpe e la giacca sulla maglia del pigiama". "Scappiamo all'esterno. Appena usciti - prosegue il racconto di Jacopo - vi XX settembre è immersa in un gran polverone ed é buio. Riusciamo a vedere i grandi massi davanti casa, grazie ai fari delle macchine. Corriamo verso la villa. Tante persone urlano, piangono.
Poi ci rechiamo in Piazza Duomo. Sembra una città in guerra, tanto è crollato, macchine distrutte, gli allarmi suonano". Una persona attacca il lenzuolo al terrazzo e scende giù da una casa accanto alla Chiesa di Anime Sante. "Tutti sono spaventati - continua Jacopo -. Le linee telefoniche sono intasate. Non si riesce a contattare nessuno. Fa molto freddo: ci sono 4 gradi. Il suono delle ambulanze, della polizia e carabinieri, dei vigili del fuoco fa paura. Si diffondono voci... Ci sono stati morti, sono crollate delle palazzine, la casa dello studente a pochi passi dalla mia". "Abbiamo aspettato la luce del giorno e poi siamo rientrati nella nostra ex casa. Crepe di ogni genere, soprattutto sulla parete dove poggiavo la testa per dormire. Tutto distrutto. Fa venire da piangere. Prendiamo i vestiti, li buttiamo nelle valigie e scappiamo via". La sera dopo Jacopo scopre che Federica, una sua amica, non ce l'ha fatta: "Penso che tu sia veramente una ragazza speciale", le scrive ora su Facebook, proprio sotto la foto di "Fede". |