di Michel Paganini
Zona sismica. Nelle tabelle dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'Abruzzo è quasi tutto in arancione e rosso, i colori del rischio sismico. E puntualmente il terremoto è arrivato, con il suo carico di dolore e di lutto. Oggi si terranno a L'Aquila i funerali solenni in ricordo delle vittime: 287 persone che hanno perso la vita. Ma oltre al dolore c'è anche la rabbia quando si viene a sapere che le costruzioni in Abruzzo, come quelle di buona parte del Sud sono adagiate su un letto di cemento impastato con sabbia di mare e che le fondamenta degli edifici sono state corrose dal sale.
Intanto, come sempre quando in Italia si verifica un cataclisma naturale si scatenano le polemiche, le prese di posizioni, i giochetti sulle cifre, sulle norme vigenti più o meno rispettate, i soliti rimpalli di responabilità che non finiscono mai. E il terremoto che ha colpito l'Abruzzo non fa eccezione. Ora, ancora una volta tocca al presidente della Repubblica di turno, questa volta Napolitano, il compito di raccogliere il dolore della nazione. "Nessuno è senza colpe" ha detto la prima carica dello Stato. "Bisogna vedere - ha detto Napolitano - come sia potuto accadere che non siano state attivate indispensabili norme, che erano state tradotte in legge e chiedersi anche come non siano scattati i necessari controlli. Nessuno in questi casi nessuno dovrebbe chiudere gli occhi. Né chi vende, né chi acquista un immobile. Ma al di là delle responsabilità , bisogna decidere - ha sottolineato il presidente della Repubblica - cosa è possibile fare, affinché tutto ciò non accada mai più. E questo si può fare non con profezie o impossibili previsioni dei terremoti, ma rendendo sicuri gli edifici, anche quelli più antichi".
Il dolore di Napolitano è sincero ma la realtà è una sola: gli edifici di L'Aquila sono crollati tutti allo stesso modo e la ragione è molto semplice, il cemento è stato fatto con sabbia proveniente dal mare. "Un buon cemento - dice l'ingegnere Alessandro Martelli, responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell'Enea, professore di Scienza delle costruzioni in zona sismica all'università di Ferrara - deve essere in grado di sostenere un carico che oscilli almeno tra i 250 e i 300 chilogrammi per centimetro quadrato. Questa è la regola che dovrebbe valere anche per edifici non proprio recenti. Diciamo dal '70 in poi". Ma qui non si è utilizzato un buon cemento. "Normalmente i cattivi costruttori utilizzano sabbia di mare - spiega Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile al lavoro tra le macerie - i margini di guadagno sono molto alti. Diciamo che fatto cento il costo della costruzione, chi gioca con la qualita' del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30".
Oggi ci saranno i funerali, con la partecipazione delle più alte cariche dello Stato. Ma è anche un giorno per riflettere. E per chiedere giustizia. Saranno capaci i nostri politici di raccogliere questa semplice richiesta?